Il festival dei diritti nello spettacolo
Festival dei Diritti nello Spettacolo: un incontro multidisciplinare a Roma per analizzare economia, diritto e...
Read moreLe quotazioni internazionali, il ruolo della fiscalità ed il falso mito della speculazione sulle scorte.
Giuseppe Cassano, Direttore del Dipartimento di Scienze Giuridiche
Coincide con la partenza del Corso di alta formazione in esperto della tutela del consumatore e dell’impresa dal mercato, il cd timore della impennata dei prezzi a seguito del conflitto iraniano.
Una lettura semplicistica, proprio del consumerismo “spinto”, non attento alle varie dinamiche del mercato, ne può indicare una ricaduta sul consumatore, in un rapporto causa effetto delle scelte della impresa.
Occorre forse fare una riflessione più ampia, perché spesse volte sono le dinamiche del mercato ad incidere sul consumatore finale, e non sempre le decisioni delle imprese che si presume aderiscano sempre ad un modello speculativo, ma che anzi – a fronte di nessun vantaggio economico concreto – ne possano subire un impatto reputazionale negativo.
Il caso di cui discutiamo potrebbe essere di scuola, ed occorre procedere per gradi. Alla luce delle recenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente e dell’intensificarsi del conflitto che coinvolge l’Iran, i mercati energetici internazionali stanno registrando una fase di significativa volatilità. L’area del Golfo Persico rappresenta infatti uno dei principali snodi strategici per la produzione e il transito globale di petrolio e prodotti raffinati e qualsiasi evoluzione della situazione nell’area tende inevitabilmente a riflettersi sulle aspettative degli operatori e sulle quotazioni dei mercati internazionali.
Negli ultimi giorni si è registrato un aumento delle quotazioni del petrolio greggio di riferimento per il mercato europeo, il Brent del Mare del Nord, che ha superato la soglia degli 80 dollari al barile, raggiungendo livelli prossimi agli 82-83 dollari. Incrementi ancora più marcati si sono osservati per i prodotti raffinati, in particolare per il gasolio e per il carburante per l’aviazione.
Per il mercato europeo e mediterraneo il principale benchmark di riferimento è rappresentato dalle quotazioni Platts CIF Med, elaborate da S&P Global Commodity Insights, che rilevano i prezzi dei prodotti petroliferi scambiati sui mercati internazionali. Secondo tali indicatori, nelle ultime sedute il gasolio ha registrato variazioni particolarmente rilevanti, con aumenti nell’ordine di circa 10 centesimi di euro al litro in una sola giornata, mentre la benzina ha segnato incrementi più contenuti ma comunque significativi.
Queste dinamiche riflettono principalmente le tensioni che interessano le rotte di approvvigionamento energetico e, in particolare, le forniture provenienti dall’area del Golfo Persico. Una quota rilevante delle importazioni europee di prodotti raffinati transita infatti attraverso lo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più importanti al mondo per il trasporto di energia.
In questo contesto, le variazioni dei prezzi dei carburanti alla pompa devono essere lette alla luce dei meccanismi di formazione del prezzo che caratterizzano il settore petrolifero. I prezzi al consumo sono infatti strettamente collegati alle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati e tendono ad adeguarsi progressivamente alle variazioni registrate sui mercati di riferimento.
È quindi importante sottolineare che tali dinamiche non possono essere sic et simpliciter ricondotte a fenomeni di speculazione da parte delle compagnie petrolifere, come talvolta nel dibattito pubblico si tende a sostenere con interpretazioni non pienamente aderenti al funzionamento dei mercati energetici. Nel settore petrolifero, infatti, il prezzo dei carburanti distribuiti sul mercato segue l’andamento delle quotazioni correnti dei prodotti sui mercati internazionali e non dipende dal momento in cui le scorte fisiche sono state acquistate. Il valore delle giacenze non rappresenta pertanto il parametro utilizzato per determinare i prezzi di vendita, che sono invece ancorati agli indicatori internazionali di mercato, come recentemente evidenziato anche da diversi economisti intervenuti sulle principali testate nazionali, che hanno sottolineato come nei mercati delle commodity energetiche i prezzi riflettano le quotazioni correnti e le aspettative di mercato piuttosto che il costo storico delle scorte.
Va inoltre evidenziato che, secondo i dati ufficiali pubblicati dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy – Osservaprezzi carburanti, solo una parte degli aumenti registrati sui mercati internazionali si è finora riflessa sui prezzi al consumo, che tendono a recepire tali dinamiche in maniera graduale.
È infine opportuno ricordare che la componente fiscale continua a rappresentare la quota più rilevante del prezzo finale dei carburanti in Italia. Accise e IVA incidono infatti per oltre la metà del prezzo alla pompa, mentre la componente industriale – che comprende il costo della materia prima, la raffinazione, la logistica e la distribuzione – rappresenta una quota significativamente inferiore.
I dati di confronto pubblicati periodicamente dalla Commissione europea attraverso il Weekly Oil Bulletin mostrano inoltre come i livelli dei prezzi dei carburanti possano variare sensibilmente tra i diversi Paesi europei proprio in funzione delle differenti strutture fiscali applicate ai carburanti.
In un contesto internazionale caratterizzato da forte incertezza, l’evoluzione dei prezzi dipenderà dall’andamento dei mercati energetici e dagli sviluppi della situazione geopolitica. Il sistema energetico italiano può comunque contare su una filiera articolata e su approvvigionamenti sempre più diversificati, elementi che contribuiscono a rafforzarne la capacità di risposta anche in presenza di tensioni sui mercati internazionali.
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