Exduco

Presso l’ESE il programma EXDUCO consente agli studenti di diventare insegnanti: possono condividere le loro competenze, passioni ed esperienze con i propri coetanei.

La sessione Exduco di Mftah Alzadimah verteva su “Un dibattito filosofico sulla libertà nell’era digitale”.

Ciò ha dato vita a un dibattito vivace: siamo davvero liberi in un mondo iperconnesso? O la tecnologia ci limita più di quanto pensiamo? Una sessione stimolante e coinvolgente.

Abbiamo chiesto a Meftah cosa lo ha spinto a scegliere questo argomento.

La scelta di Meftah

Ho scelto “Libertà nell’era digitale” come tema per la mia sessione exduco perché è qualcosa che plasma silenziosamente quasi tutto ciò che facciamo, eppure raramente ci fermiamo per metterlo in discussione. Trascorriamo ore online ogni giorno, condividendo opinioni, creando identità, rimanendo informati, senza chiederci chi controlla questi spazi o che aspetto abbia effettivamente la “libertà” al loro interno. Volevo creare un momento in cui potessimo fermarci, fare un passo indietro e riflettere in modo più consapevole sul mondo digitale in cui ci muoviamo con tanta leggerezza.

Nella sessione

All’inizio della sessione, non avevo un messaggio preciso da trasmettere. Ero piuttosto curioso di sapere come gli altri vivono la libertà digitale nella propria vita. È un’esperienza stimolante? Limitante? Una via di mezzo? Speravo che la discussione fosse aperta piuttosto che accademica, e che le persone si sentissero a proprio agio nel parlare della propria esperienza personale, anche se i loro pensieri erano ancora confusi o incompiuti.

Dibattito filosofico

La conversazione si è rivelata più coinvolgente di quanto mi aspettassi. Le persone hanno condiviso riflessioni sincere sui social media, la privacy, la pressione online e la sensazione di essere costantemente connessi. Alcuni hanno parlato di come le piattaforme digitali abbiano dato loro voce, permettendo loro di connettersi oltre i confini o di affrontare più attivamente questioni politiche e sociali. Altri hanno descritto un senso di stanchezza o disagio, la pressione di essere visibili, la paura di essere giudicati o la consapevolezza che i nostri dati vengono costantemente tracciati.

Dai background alle opinioni degli studenti

Ciò che più ha colpito è stato il modo in cui i diversi background hanno plasmato le opinioni delle persone. Gli studenti provenienti da Paesi in cui gli spazi online sono più controllati o monitorati spesso consideravano Internet uno spazio prezioso per l’espressione e l’accesso alle informazioni. Per loro, la libertà digitale era preziosa, persino fragile. Nel frattempo, altri, soprattutto quelli cresciuti con un accesso costante a Internet, erano più scettici, e si sono concentrati più sul potere delle grandi aziende tecnologiche, sugli algoritmi e sui modi sottili in cui le scelte possono essere plasmate senza che ce ne accorgiamo. Queste prospettive contrastanti non si sono scontrate. Al contrario, hanno aggiunto profondità alla discussione e hanno spinto tutti a pensare oltre la propria esperienza.

A proposito di Libertà

Con il procedere della conversazione, è diventato chiaro che la libertà nell’era digitale non è qualcosa che possiamo definire in una sola frase. Dipende da dove si vive, da cosa si è vissuto e da come la tecnologia interagisce con il potere e la responsabilità. Ciò che ho apprezzato di più è stato il modo in cui le persone si sono ascoltate a vicenda. La discussione non è sembrata frettolosa o polemica. Al contrario, ha creato spazio per la riflessione, il dubbio e una genuina curiosità.

Ho lasciato questo exduco con la sensazione che il vero valore non risiedesse nel giungere a conclusioni, ma nel porre le giuste domande. La conversazione ha stimolato il pensiero critico, ha incoraggiato le persone a riconsiderare i propri presupposti e ha evidenziato quanto la libertà digitale sia complessa e personale. In questo senso, la discussione stessa è sembrata un’espressione di libertà: aperta, ponderata e plasmata da più voci anziché da una sola.

Il sogno

Come ci ricorda il nostro presidente e fondatore Elio D’Anna, la radice di “educare” deriva dal latino ex-duco: portare fuori. Le sessioni Exduco permettono agli studenti di far emergere la loro originalità e di rivelare la bellezza della loro unicità: il loro sogno.

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