Lo scorso 10 gennaio si è tenuta presso il Campus ESE di Roma un’interessantissima lezione inserita nel Corso di Alta Formazione in Diritto Penale degli Avvocati Giosué Bruno Naso, Ippolita Naso e Salvatore Sciullo che ha avuto ad oggetto il processo definito “Mafia capitale” la cui sentenza definitiva della VI sezione della Cassazione è intervenuta il 22.10.2019.

I relatori hanno ripercorso il tortuoso iter del procedimento penale – avviatosi nel dicembre del 2014 con l’esecuzione dell’ordinanza cautelare – assurto ad una grandissima rilevanza mediatica, esprimendo le molteplici difficoltà nell’assicurare un effettivo diritto di difesa agli imputati giusta la previsione dell’art. 24 Cost.; prima fra tutta quella legata alla mole di atti processuali confluiti nel fascicolo – diverse centinaia di migliaia di pagine – per poi toccare la condizione detentiva degli imputati i quali, senza ragioni concretamente apprezzabili, sono stati ristretti in carceri assai lontani dalla sede del processo (alcuni addirittura in Friuli) costringendo i difensori a costi ingenti in termini economici e di tempo, se non addirittura a rinunciare al colloquio con il proprio assistito.
L’esperienza processuale dei tre qualificati professionisti ha consentito di evidenziare ai discenti la realtà esterna ed interna ad un processo “storico” articolatosi dal novembre 2015 in oltre 300 udienze di primo grado (con frequenza anche di due volte a settimana e con una durata variabile dalle 4 alle 10 ore) conclusosi con una sentenza di legittimità che – in controtendenza con quanto affermato dalla Corte di appello – ha confermato la non configurabilità, nel caso di specie, del delitto di associazione per delinquere di tipo mafioso (art. 416-bis c.p.), cosa questa peraltro sostenuta con energia da tutti i difensori nel corso del processo.
Non è causale che, dopo la sentenza di Cassazione il processo abbia perso la denominazione di “Mafia capitale” per assumere quella, maggiormente calzante, di “Mondo di mezzo”.