ESE Milano: la conferenza di Elio D’Anna su «La nuova educazione: dall’insegnamento alla conoscenza di sé»
Discorso del Fondatore ESE Elio D’Anna a Milano: una visione educativa trasformativa incentrata sulla conoscenza di sé,...
Read moreLo smart working non è più una soluzione emergenziale. Negli ultimi anni è diventato un elemento strutturale dell’organizzazione aziendale e un fattore determinante dell’attrattività di un’impresa. Per Millennials e Gen Z la flessibilità non è quasi mai un benefit: è, sempre più spesso, un’aspettativa di base.
Ma la vera domanda non è semplicemente se un’azienda offra modalità remote o ibride.
La domanda più profonda è: cosa racconta quel modello della cultura aziendale?
Alla European School of Economics questo interrogativo non è teorico. È centrale nel modo in cui prepariamo i nostri studenti ad affrontare il mondo del lavoro.
Oggi i giovani professionisti non valutano un’organizzazione solo sulla base della retribuzione.
Vogliono flessibilità, ma anche guida. Autonomia, ma anche senso di appartenenza.
Efficienza digitale, ma anche relazione umana.Le aziende, dal canto loro, si trovano ad affrontare la stessa tensione. Se la flessibilità diventa uno standard, cosa farà davvero la differenza nel 2030? Sempre più spesso la risposta è: cultura, leadership e capacità di coniugare performance e crescita delle persone.
Questi temi sono stati al centro del Career Summit di Roma, tenutosi il 17 febbraio presso Palazzo Lancellotti, prestigiosa sede ESE nel cuore della città.
Durante l’incontro, le aziende invitate hanno evidenziato un punto cruciale: la flessibilità e la libertà di gestione del tempo sono ormai percepite come caratteristiche quasi scontate dalle nuove generazioni. Tuttavia, esiste un rischio concreto di perdita della mentorship e dell’apprendimento informale se i modelli ibridi non vengono progettati con attenzione.
La flessibilità è uno strumento potente. Ma senza obiettivi chiari, competenze organizzative e cultura della responsabilità, può generare effetti negativi. Il vero vantaggio competitivo oggi non è offrire lo smart working. È saperlo gestire.
È proprio in questo scenario che si inserisce il ruolo dell’ESE. La European School of Economics non si limita a fornire una preparazione accademica solida. Lavora per costruire un ponte concreto tra università e impresa, preparando gli studenti alle dinamiche reali del lavoro contemporaneo.
Il workshop “Preparation for the Workplace”, dedicato agli studenti del primo anno, è un primo passo fondamentale: sviluppare competenze trasversali come gestione del tempo, comunicazione efficace, responsabilità individuale e capacità di lavorare in contesti ibridi.
A questo si affiancano Career Summit, company visit, masterclass e guest lecture, momenti di confronto diretto con professionisti e aziende. Gli internship obbligatori diventano così parte di un percorso più ampio, pensato per fornire strumenti concreti e consapevolezza.
In un contesto in cui la flessibilità è sempre più la norma, ciò che fa la differenza è la preparazione.
La European School of Economics si colloca esattamente in questo punto di incontro tra formazione e mondo del lavoro, accompagnando gli studenti non solo ad adattarsi al cambiamento, ma a comprenderlo e gestirlo con competenza e visione.

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